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Viaggio di un weekend a Parigi. Compro la Lonely Planet Parigi che non riesco a leggere se non in aereo all’andata (!!). Mi porto dietro vestiti ottimizzatissimi come spazio e abbinamenti di colori, secondo i pattern: bianco/blu/rosso e l'immancabile giallo. So che andrò in una terra dove le persone ci faranno caso, e voglio essere avanti. π In questo splendido week end comprerò degli splendidi roller (pattini in linea) che mi permetteranno di vivere la città in un modo un po' meno convenzionale. Ritroverò peraltro il mio vecchio amico e goliarda Matteo/Frenulo.
20, Venerdì sera: Quartiere latino e Montmartre
Alle 16 prendo un taxi e il tipo mi dice: guarda che c’è via triumvirato a senso unico alternato ci vorrà + di un’ora, e io: guarda che ho solo 1h30! Gli propongo di entrare in tange dall’asse attrezz e lui dice ok, e arriviamo in 10 minuti. Sono un mito. Arrivo in aeroporto 2115. L’atterraggio è stato bello poiché siamo arrivato al Charles De Gaulle (a nord est) da ovest, vedendoci dunque tutto il centro, e ho riconosciuto Bois de Boulogne (appena studiate sulla mia LP di Parigi), la Defénse (sembra l’intro di Lupin 3), e due minuscoli arco del trionfo e torre di gustavo. Prendo il treno RER per casa (dove una negretta pure carina sviene davanti a me; pensavo di essere bello, ma semplicemente mancava l’aria). Esco a Sèvres/Babylone. La facciata dell’albergo Lutetia davanti a me è spettacolare. Un flashback mi riporta a 5 anni fa, quando venni con la Fede: dopo una bella passeggiata per St. Michel e poi St Germain, ci eravamo trovati qui, e spaventati per il nulla dilagante avevamo preso un taxi per tornare in albergo (verso Place de Clichy). Mi prende un po’ male viver qui in the middle of nowhere, però checcavolo… sono a uno sputo dalla Senna! Sono le 22, circa. L’albergo Chomel è spoglio e molto semplice, e solo ora mi sovviene che le 3 stelle francesi corrispondono a 2 stelle in Italia. Per 100 euro è davvero troppo. Dopo la doccia, faccio una passeggiata per St. Germain de Près (dove andava Sartre), passo davanti alle brasserie ma il francese non scorre più possente in me come 15 anni fa: ho paura di trovare un plat plein des legumes, e per sicurezza opto per un nippo abbastanza accogliente (leggasi: con gnocca all’interno). Il giapponese fa cagare: mi stupiscono portandomi una zuppa di miso non richiesta, ma mi cadono sul maki di tonno: è tonno riomare, non tonno crudo. Metto una 'X' grossa come un tori sul ristorante, e un sms di Elena mi dice che le ragazze si stanno sbronzando per locali a Montmartre (ho infatti 3 amiche di Bologna che erano a Parigi da qualche giorno e sarebbero ripartire l’indopodomani: Elena, Camilla e una Laura con cui non sono mai stato). Prendo la metro per far loro una sorpresa, e infatti le trovo quasi per caso dopo 5 minuti (l’uscita Abbesse ha una scalinata così eterna che non la suggerisco a nessuno, sicuramente i Led Zeppelin l’avevano provata prima di scrivere una certa canzone..). Faccio due chiacchiere con le tre ragazze che biascicano a fatica parole. Mi sento tanto vecchio e bigotto per quello che sto pensando… Quando le congedo, salgo da solo al Sacre-Coeur. Di sera le foto non vengono bene, e mi riprometto di tornarci col sole. Cammino fino a Pigalle, Place de Clichy passando davanti al famoso e ormai troppo turistico Mulino Rosso, e in effetti mi salgono un po’ di ricordi dell’ultima volta che ero stato qui… Mi si ventila l’ipotesi di tornare a casa a piedi. I piedi dicono: taxi. Ne fermo uno, arrivo a casa alle 2:30.